lunedì 20 marzo 2017

Monte Ricordone 1764 m.

Situato sulla sinistra orografica della Valle Varaita, il monte Ricordone è una tozza cima molto panoramica sulla valle e sulle cime che la circondano, discreto colpo d'occhio sul vicino Monviso.




























Località di partenza: Rore di Sampeyre (fraz. Puy 1090 m.) 
Arrivo: Monte Ricordone 1764 m.
Dislivello: 674 m.
Tempo di salita: 2 ore
Difficoltà: E
Cartografia: IGC: n.6 1:50.000 Monviso
Accesso stradale: da Saluzzo si continua in direzione Valle Varaita, superato Frassino si prosegue per Sampeyre, poco prima dell'abitato si svolta a destra (indicazioni) per Rore. Superato il paese si prosegue sulla strada e dopo un breve tratto si prende la deviazione a destra per Puy, dove all'inizio della frazione si può posteggiare l'auto.













Descrizione: lasciata l'auto si attraversa la piccola e graziosa frazione del Puy, giunti alla piccola chiesa si svolta a destra e si inizia a salire su una bella mulattiera in un fitto bosco di faggi e betulle. Si tralasciano a sinistra un paio di svolte che conducono al rifugio Meira Paula e si continua in direzione del Colletto di Rore, incrociando a metà strada circa un bel pilone votivo. Si prosegue nel fitto bosco fino ad arrivare ad un altro pilone votivo posizionato su una bella radura che segnala l'arrivo al colletto, dove si trovano anche alcune baite ben ristrutturate. Siamo a quota 1380, in alto sulla destra è visibile la croce del Ricordone meta della nostra gita. Si prosegue sul sentiero GTA con il bosco che diventa man mano più rado, il panorama inizia ad aprirsi e inizia a fare capolino il Monviso. Si prosegue per tracce fino al Passo di Malaura 1646 m., da dove sempre per tracce di sentiero e senza percorso obbligato si piega a destra e si raggiunge la croce di vetta. E' anche possibile raggiungere la vetta senza arrivare al Passo di Malaura tagliando prima per prati in direzione della croce. Si rientra per il medesimo percorso.


venerdì 17 marzo 2017

Sci escursionismo di ricerca

Dopo approfondite considerazioni sono arrivato alla conclusione che il mondo degli sciatori si divide in due gruppi: quelli che hanno imparato a sciare bene già da piccoli e quelli che non hanno imparato neanche da grandi (categoria alla quale io appartengo). Ma andiamo con ordine...
Ad un certo punto della mia vita, in età ormai adulta, costretto ad andare per monti solo nella stagione estiva (ai tempi non andavano ancora di moda le ciaspole come attività invernale, e lo sci da fondo non esercitava su di me una grande attrazione), decisi che dovevo imparare a sciare assolutissimamente per poter in seguito praticare lo sci-alpinismo. La prima volta che calzai un paio di sci, fu sulla pista baby di Bardonecchia, avevo un paio di sci abbandonati in cantina da mio cognato che superavano abbondantemente i due metri di lunghezza, così mi trovai in cima allo skylift che le punte degli sci erano già al fondo pista. Fu questo un periodo molto brutto (anche da raccontare), ma caparbiamente mi iscrissi ad un corso collettivo riuscendo persino ad imparare a curvare a spazzaneve. Quindi mi ritenni pronto per iscrivermi l'anno successivo ad un corso di sci-alpinismo. Dei miei primi approcci con questa disciplina devo però dire che non ricordo quasi nulla. Tuttavia non dimentico la grade sofferenza nei tentativi di scendere in neve fresca, dove io mi conficcavo nella neve per oltre un metro con gli sci che schizzavano verso l'alto, gli altri scendevano pannellando deliziose curve a "S". Per fortuna avevo un piano "B" per migliorare il mio stile: "dovevo semplicemente imitare gli sciatori più bravi" (cosa ovviamente mai riuscita). Infatti la regola base per sciare bene, induce a sporgersi completamente verso il vuoto sulla massima pendenza, quando invece la tentazione sarebbe quella di ritirarti tutto all'indietro, guardare fisso verso valle invece che guardare con rammarico i tuoi sci incrociati a "X". Lo sci-alpinismo è comunque fatica e sacrificio, spinge gli adepti ad alzarsi a orari antelucani affrontando a volte percorsi lunghissimi con "mille&mille" metri di dislivello battendo traccia nella neve fresca costringendo i piedi in scarponi a volte doloranti, a caricarsi sulle spalle zaini enormi (il più delle volte pieni di generi di conforto), con l'unica speranza di provare quell'ebbrezza nella discesa (a patto di possedere una minima tecnica della medesima) che in caso di neve brutta, può trasformare anche la persona più tranquilla in Jack lo Squartatore. Per concludere, inutile dire che non sono diventato un vecchio saggio ed esperto di montagna che sa valutare la consistenza del manto nevoso prevedendo la valanga solo annusando l'aria o assaggiando la neve. Oramai mi sono orientato verso uno "sci-escursionismo di ricerca", risalgo molto volentieri strade innevate e le piste di discesa nei giorni infrasettimanali quando queste sono chiuse. Quindi direi uno sci inteso come ricerca del percorso più facile-breve-tranquillo e sicuro per raggiungere la meta, possibilmente in buona compagnia e ancora meglio se corredata da una buona polenta in rifugio. E va bene così!

lunedì 13 marzo 2017

Alpe Foiere 1450 m.

La meta di questa bella escursione è un piccolo alpeggio in posizione soleggiata poco sopra il caratteristico roccione Roc Sapai utilizzato come palestra di roccia. Molto bella la conca dei Tornetti, un anfiteatro panoramico con molte borgate poste sotto la Rocca Moross. è possibile continuare la gita sulla sterrata superiore verso altri alpeggi. Al momento non occorrono ciaspole.































Località di partenza: Carrozzabile Viù-Polpresa-Tornetti 1170 m. 
Arrivo: Alpe Foiere 1450 m.
Dislivello: 280 m.
Tempo di salita: 1:15 ore
Difficoltà: MR
Cartografia: IGC: n.2 1:50.000 Valli di Lanzo e Moncenisio
Accesso stradale: da Lanzo si prosegue in direzione di Viù, dal paese si prosegue e quando la strada inizia a scendere la si tralascia per andare dritti in direzione Tornetti. La stretta strada sale con molti tornanti superando diverse frazioni. Si prosegue ancora dopo il paese di Polpresa, si ignora la deviazione per Mezzenile, si oltrepassa Camoletti , e in prossimità di Tornetti prima di superare un torrentello, si vede uno slargo sulla sinistra con a destra una strada chiusa e un cartello che indica Rocca Sapai dove è possibile posteggiare l'auto.













Descrizione: imboccata la stradina si entra nel bosco e si superano alcuni casolari prendendo progressivamente quota  arrivando in vista dell'evidente Roc Sapai che con la sua parete precipita sui prati sottostanti. Lo si aggira lasciandolo sulla sinistra e, sempre con moderata salita si continua con il panorama che si amplia ulteriormente potendo ammirare la parte alta del percorso, dove in alto si riesce oramai ad individuare la meta su di un dosso soprastante. Arrivati all'Alpe Foiere è possibile continuare la gita seguendo il tracciato di una strada di recente costruzione (chiusa da sbarra in due punti, ma si passa agevolmente) e salire quindi sino all'Alpe Prot 1695 m., calcolare 1 ora in più di marcia. Il ritorno si effettua per il medesimo percorso.

sabato 11 marzo 2017

Costa Ciapè 1810 m.

La Costa Ciapè, altro non è che l'arrivo degli impianti sciistici della località di Rucas. Sorge sulle alture di Bagnolo Piemonte (CN), a poco più di 60 Km dal centro di Torino. Il panorama mozzafiato sulla pianura incorniciata dalla catena delle alpi si estende nelle giornate serene fino al Cervino.
Itinerario da intraprendere esclusivamente a impianti sciistici chiusi.













Località di partenza: Montoso (loc. Rucas) 1480 m. 
Arrivo: Costa Ciapè 1810 m.
Dislivello: 330 m.
Tempo di salita: 1 ora
Difficoltà: MS
Accesso stradale: dall'uscita dell'autostrada di Pinerolo si prosegue per la Val Pellice, per deviare poi in direzione Bagnolo. Arrivati in centro paese si svolta a destra in direzione Montoso e Rucas (loc.sciistica). Giunti dopo 12 km. a Montoso si prosegue ancora sulla strada che porta al piazzale degli impianti di Rucas dove si posteggia.







Cervino in lontananza




















Descrizione: calzati gli sci non rimane che risalire la pista centrale sino al suo termine lasciando sulla sinistra il campo scuola.

lunedì 27 febbraio 2017

Punta Cialma 1508 m.

Facile escursione fino all'Alpe Cialma, interamente su strada sterrata, leggermente più impegnativo se si vuole proseguire fino alla modesta cima. La salita avviene prevalentemente nel bosco ma appena si esce fuori il panorama diventa molto ampio su tutta la Valle di Lanzo fino al Monviso. Generalmente la strada è aperta sino alla frazione di Letisetto, ma con molto innevamento (essendo anche sterrata la strada conviene parcheggiare dove termina l'asfalto, aggiungendo così una mezz'oretta a piedi. Nel caso l'escursione fosse troppo lunga (14 km. A|R) la si può abbreviare a proprio piacimento fermandosi eventualmente ad una delle numerose e belle baite ristrutturate che si trovano sul percorso. Nelle condizioni attuali la neve si trova solo nell'ultimo tratto e poi costante dall'alpeggio alla punta, quindi le ciaspole non sono indispensabili.













Località di partenza: Letisetto 975 m. 
Arrivo: Punta Cialma 1508 m.
Dislivello: 533 m.
Tempo di salita: 2 ore
Difficoltà: MR
Cartografia: IGC: n.2 1:50.000 Valli di Lanzo e Moncenisio
Accesso stradale: da Lanzo si segue per Coassolo, si prosegue poi per Vietti di Coassolo. A circa metà strada tra Coassolo e Vietti, si stacca sulla sinistra una strada (cartello indicatore ) per Letisetto, Blanche e Case di Betta. La strada inizialmente asfaltata diviene sterrata (da percorrere con cautela).Si arriva così ad uno slargo poco prima di Letisetto, dove si può posteggiare (posto per poche auto) e dove a sinistra parte la strada sterrata chiusa al traffico.













Descrizione: lasciata l'auto si prosegue a piedi lungo la strada chiusa al traffico, e sempre con pendenza regolare si sale ignorando tutte le deviazioni che si incontrano. Si superano così diverse baite, alcune abbandonate e altre ben ristrutturate. Si arriva così dopo molti tornanti e con panorama sempre più ampio all'ultima curva in vista dell'Alpe Cialma. Si può a questo punto abbandonare la strada e salire a sinistra direttamente alla cima (15 minuti circa), oppure arrivare fino all'alpeggio (1511 m.) salire sulla dorsale dietro al medesimo (panorama molto ampio) e ritornare indietro verso la punta. Si ritorna per il medesimo percorso.


lunedì 20 febbraio 2017

Rifugio degli invincibili 1356 m.

Situato in Val Pellice all'ingresso del Vallone degli Invincibili sul versante assolato che si affaccia sulla Val Pellice e sul Monviso. Luogo di importanza storica e uno dei più interessanti della valle, ultimo nascondiglio dei valdesi perseguitati che riuscirono a scampare al massacro. Il rifugio nato dalla ristrutturazione di un antico "fourest" è situato in bella e panoramica posizione, subito a monte del rifugio sulle roccette soprastanti sono stati attrezzati alcuni monotiri di arrampicata e una mini ferrata. Alle condizioni attuali non sono necessarie le ciaspole per raggiungere il rifugio, utili eventualmente se si vuole proseguire oltre.














Partenza: Bessè 1030 m.
Arrivo: Rifugio degli Invincibili 1356 m.
Dislivello: 326 m.
Difficoltà: MR
Tempo di salita: 1:15 ore 
Cartografia: IGC n.6 1:50.000
Accesso: autosrada Torino-Pinerolo, uscita Pinerolo e proseguire per la Valle Pellice. Superato l'abitato di Torre Pellice si giunge a Villar Pellice e si prosegue ancora per Bobbio Pellice. Al ponte sul torrente Subiac (appena prima di entrare in paese) imboccare la stradina asfaltata sulla destra che con qualche tornante, dopo circa tre km. giunge in località Bessè. Lasciata la borgata sulla destra, proseguire fin quasi al termine della strada asfaltata dove è possibile lasciare l'auto in corrispondenza di due piazzole. In caso di innevamento eccessivo, l'accesso è consentito sino alla frazione di Bessè.













Descrizione: dal parcheggio, subito dopo inizia la strada sterrata, che lascia sulla sinistra il sentiero per Barma d'Aout e prosegue senza possibilità di errore fino al rifugio, passando prima per le case abbandonate degli Alì, del Bars e quelle ristrutturate del Cargiau. Si rientra per il medesimo percorso dell'andata.









lunedì 16 gennaio 2017

Le vie d'Oustano

Le borgate di Ostana sono disposte su un soleggiato pendio aperto al cospetto del Monviso, con questo anello è possibile toccarle quasi tutte, percorrendo brevi tratti di strada, e mantenendosi quasi sempre sulle vecchie vie di comunicazione che collegavano le borgate prima dell'asfalto.
La percorrenza di questo anello consente all'escursionista la graduale scoperta dell'architettura e delle tipologie costruttive locali. Osservando le abitazioni, i forni, le fontane e i lavatoi, le cappelle e i piloni votivi, si individuano tracce che rimandano a maestranze antiche e ambiziose. L'itinerario è percorribile in ogni stagione, in inverno è percorribile con racchette da neve escluso il versante verso Champanho per pericolo di valanghe.













Località di partenza: Ostana (Villa capoluogo) 1282 m. 
Arrivo: Ostana 1282 m.
Dislivello: 250 m.
Tempo complessivo: dalle 3 alle 4 ore
Difficoltà: T
Cartografia: IGC: n.6 1:50.000 Monviso
Accesso stradale: dall'uscita dell'autostrada di Pinerolo si prosegue per la Val Pellice, per deviare poi in direzione Barge e Paesana. Si prosegue sulla strada principale risalendo la valle fino in direzione di Crissolo, qualche chilometro prima di Crissolo si stacca sulla destra la strada che sale a Ostana, che si raggiunge in breve. Si lascia l'auto presso il rifugio Galabèrna.













Descrizione: dal capoluogo scendere lungo la carrozzabile e, sopra l'abitato dei Marquet, imboccare sulla destra la Vio de Ramà percorrendola fino al Piloun d'Enrune. Proseguire sulla Vio dè Champanho che conduce nei pressi di un bivio in località Davi e, attraversa una bella faggeta terminando sulla carrozzabile. Oltrepassato il rivo Bandiou salire ai Bodo e in direzione del tornante abbandonare la strada asfaltata per immettersi a destra sulla Vio da Baiso di Genre fino alla Crouc dal Sère (spettacolare punto panoramico). Raggiunta la carrozzabile discendere dopo pochi metri per la Vio dal Sère, indi continuare in direzione del Sère de Lamboi raggiungendo Miridò e la Ruà. Oltrepassare l'abitato di Miriquiri portandosi sul pianoro di Samicoulàou, imboccare la Vio omonima per giungere, oltrepassati i Nais, ai Martin e a SanBernart. Scendendo sulla rotabile fino al tornante dove ci si immette nella Viaco in direzione dei Bas e del Counh. Breve tratto su strada asfaltata e per la Vio de Miribrart si ritorna alla Villo. Ovviamente il giro è modificabile  a proprio piacimento, oppure fatto in senso inverso. Arrivati a Lou Sere, è possibile con breve disgressione su sentiero raggiungere in 20 minuti circa le Meire Durandini, dove si trova anche un agriturismo e dove il panorama si amplia anche sulla pianura.